sabato 5 maggio 2012

IL 5 MAGGIO - A. MANZONI - GRANDE POESIA STORICA E NON SOLO

Non possiamo... noi che amiamo la poesia...


 

non ricordare oggi questa grande poesia.


 








Poesia che oltre ad esser nota a tutti
perché ce la fanno studiare a scuola
è certamente storica...
e non solo perché ci parla di Napoleone...
nonché densa di significati spirituali...










Il Manzoni la scrisse quasi di getto (4 o 5 gg)
dopo aver saputo che Napoleone era morto
ma soprattutto perché commosso dal fatto
che si era convertito poco prima di morire...








Il poeta, quando il Bonaparte dominava l'Europa
non era stato tra i suoi ammiratori...,
per cui appare chiaro che questa poesia
in cui ne riconosce comunque la grandezza
(all'epoca Napoleone era amatissimo o odiatissimo)non poteva portar vantaggi allo scrittore milanese...





Il foglio su cui fu scritta










In realtà egli si astiene
da un preciso formale giudizio storico
limitandosi a dire... con i mitici versi...

"Fu vera Gloria?
Ai posteri l'ardua sentenza" (vv 31-32),
frase entrata a far parte del nostro dire...











La poesia fu censurata dalle Autorità Austriache
che governavano all'epoca la Lombardia
ma grazie a Goethe, che la fece pubblicare
su una rivista tedesca,
ebbe un'eco immediata in tutta Europa...



Ma ora leggiamola... rileggiamola...















IL CINQUE MAGGIO

Alessandro Manzoni



Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie' mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all'urna un cantico
che forse non morrà.
Dall'Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall'uno all'altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l'ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
gioia d'un gran disegno,
l'ansia d'un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch'era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull'altar.
Ei si nomò: due secoli,
l'un contro l'altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe' silenzio, ed arbitro
s'assise in mezzo a lor.
E sparve, e i dì nell'ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d'immensa invidia
e di pietà profonda,
d'inestinguibil odio
e d'indomato amor.
Come sul capo al naufrago
l'onda s'avvolve e pesa,
l'onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell'alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull'eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d'un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l'assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo de' manipoli,
e l'onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
e l'avvïò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov'è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! benefica
Fede ai trïonfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.





Manzoni






Ciao da Tony Kospan





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venerdì 4 maggio 2012

TUTANKAMON – IL VERO VOLTO E LA VERA CAUSA DELLA SUA MORTE


La tecnologia moderna ci consente

cose davvero impensabili…









Abbiamo anche nuove rivelazioni sulla sua morte:
fu causata da una cancrena.


Giovane e con le labbra carnose: così era il faraone.
L’immagine da una tomografia computerizzata alla mummia



IL CAIRO - Un team di esperti francesi, statunitensi ed egiziani è riuscito a ricostruire il volto di Tutankamon, attraverso una tomografia computerizzata della mummia del faraone vissuto nel XIV secolo a.C..


Dalla ricostruzione il faraone egiziano appare un uomo giovane, di circa di 19 anni, dalle labbra carnose.


Il volto del faraone



Il volto del faraone Tutankamon ricostruito al computer (Ap)





Gli studi sulle spoglie di Tutankamon erano iniziati a gennaio quando un equipe di scienziati sotto la direzione del segretario generale dell’Amministrazione archeologica del Cairo, Zahi Hawwas, ha estratto dal sarcofago che si trova nella Valle dei Re, la mummia del faraone.
Una delle riproduzioni mostra un giovane dalla faccia di bambino, dalle guance paffute e dal mento rotondo, con una rassomiglianza con la famosa maschera d’oro dello stesso regnante, rinvenuta nella sua tomba nel 1922 dall’archeologo britannico Howard Carter. Gli studiosi hanno realizzato a computer modelli del viso del faraone-ragazzo, basati su circa 1.700 scansioni ad alta risoluzione ricavate dalla tomografia computerizzata della mummia, al fine di rivelare le sembianze dell’antico re al momento della sua morte, circa 3.300 anni fa.
La forma del viso e del teschio sono notevolmente simili ad un famoso ritratto di Tutankhamon da ragazzo – ha precisato Zahi Hawass – , quando fu mostrato come il dio Sole all’alba, sorgente da un germoglio di loto».
Le indagini hanno svelato anche che il leggendario re egiziano morì di una cancrena fulminante, dopo essersi rotto una gamba. Dopo esserci consultati con esperti italiani e svizzeri e scienziati egiziani – spiegano gli studiosi che hanno realizzato l’impresa – abbiamo concluso che una frattura alla gamba sinistra del re, procurata il giorno precedente la sua morte, era infettata dalla cancrena e fu la causa del decesso. E ancora: La frattura non si verificò durante il processo di mummificazione nè fu il risultato di un danneggiamento della mummia, come sostenuto dall’archeologo britannico Howard Carter, ovvero colui che nel 1922 scoprì il sarcofago del leggendario faraone.
Gli scienziati non hanno trovato prove che il faraone fosse stato colpito alla testa, nè che fosse stato ucciso, come è stato detto in passato.












Dal Impaginaz. e coordinam. T.K.



Ciao da Tony Kospan


martedì 1 maggio 2012

LA COLAZIONE SULL’ERBA DA MANET A PICASSO

 
 
 
 




 
LA COLAZIONE SULL’ERBA…

Manet





DA MANET A PICASSO 
Picasso






OVVERO
LE RIVISITAZIONI DI PICASSO
DELL'OPERA DI MANET

Sul retro di una busta della galleria Simon, con ogni probabilità nel 1932, Picasso scrive: "Alla vista della Colazione sull’erba di Manet intravedo dolori futuri".
Non è affatto frequente che l’artista rediga, direttamente di suo pugno, commenti sui pittori o sulle loro opere.
L’affermazione che abbiamo testé riportato riveste dunque un carattere ancor più eccezionale se si considera che la stessa è riferita ad un quadro specifico; tale dichiarazione proietta l’artista in un futuro indefinito ma in qualche misura delineato in quello che si profila come un incontro annunciato.

1863 : Manet, La colazione sull’erba



Tra tutte le opere che Picasso sceglie per le sue "varianti", La colazione sull’erba è quella a lui più vicina da un punto di vista cronologico.
L’eco dello scandalo che questo quadro ha suscitato al Salon des Réfusés del 1863 è ancora molto viva.
Manet è considerato un "antico maestro" moderno.
A detta di Georges Bataille, la modernità di Manet e questo suo essere "sovversivo" sono elementi di fondamentale importanza per Picasso il quale, dalla presentazione di Les Demoiselles d’Avignon nel 1907, si addossa il peso di tutte le fronde artistiche.



Les Demoiselles d’Avignon




La colazione sull’erba è una tela in cui sono affrontate varie tematiche:
- Il riferimento ai maestri antichi in primo luogo.
Manet si è infatti ispirato al Concerto campestre di Tiziano, tela custodita presso il museo del Louvre e al Giudizio di Paride, incisione che Marcantonio Raimondi trae dall’analoga opera di Raffaello andata smarrita.

Concerto campestre - Tiziano






- Vi è poi il tema del nudo. "A quanto pare, è necessario che io dipinga un nudo.
Ebbene, ne farò uno", aveva dichiarato Manet ad Antonin Proust.
- Un altro tema affrontato è appunto quello del soggetto, pretesto per ogni sorta di esasperazione, "l’unica possibilità che abbiamo per giudicare questa come un’opera perfettamente casta è quella di immaginare, seduta nel bosco e circondata da studenti in giacca e berretto, una ragazza coperta soltanto dall’ombra delle foglie" (Ernest Chesneau, citato da Françoise Cachin in Manet, RMN, 1983).

- Ed infine, il tema relativo alla pittura di plein air di cui quest’opera è, secondo Emile Zola, un esempio perfetto. "L’aspetto che emerge dal quadro, […] è proprio questo vasto insieme, questo angolo di natura dal vero resa con una semplicità così appropriata…".
Tutte queste problematiche sono affrontate da Picasso in molte tele… in quanto negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale si dedicò con impegno a lavori «d’après»: ossia rivisitazioni, in chiave del tutto personale, di famosi quadri del passato quali «Les meninas» di Velazquez, «La colazione sull’erba» di Manet o «Le signorine in riva alla Senna» di Courbet.
Picasso è morto nel 1973 all’età di novantadue anni.
«Noncurante di quello che gli artisti hanno voluto dire, egli rapirà loro le forme di cui avrà via via bisogno come stimoli e provocazioni all’espressione della propria vitalità». Così Alberto Moravia interpretava le continue incursioni che Pablo Picasso faceva nei capolavori di pittori passati o presenti: un terreno di caccia, da cui tornare fiero, in compagnia di ricchi bottini.
Ecco dunque alcuni dipinti… frutto delle sue personali rivisitazioni… dell'opera di Manet:


IL PRIMO…


Pablo Picasso – Colazione sull’erba ispirata all’opera di Manet – 27 febbraio 1960
IL SECONDO


Pablo Picasso – Colazione sull’erba ispirata all’opera di Manet 3 marzo - 20 agosto 1960
IL TERZO



Pablo Picasso – Colazione sull’erba ispirata all’opera di Manet - 13 marzo 1962


IL QUARTO


Pablo Picasso – Colazione sull’erba ispirata all’opera di Manet, 17 giugno 1962




FINE…
Testo da vari siti web – Impaginazione Orso Tony






LE NOVITA’ DEL BLOG…
D’ARTE E NON SOLO
samp238d32e410ba8c75.jpg IL MONDO DI ORSOSOGNANTE picture by orsosognante
CIAO DA TONY KOSPAN

KLIMT E BEETHOVEN - ARTE E CLASSICA - IL FREGIO DI BEETHOVEN



Stavolta l'associazione tra arte e musica

non è di fantasia ma è in "re ipsa".


Sì perché la monumentale opera di Klimt

di cui parleremo era proprio dedicata a Beethoven...








Parete A






IL FREGIO DI BEETHOVEN




Il Fregio, lungo 24 metri e sviluppato su tre pareti

fu eseguito in occasione della XIX mostra della Secessione

dedicata nel 1902 (e quindi esattamente 100 anni fa)

alla grande scultura di Max Klinger raffigurante l'apoteosi di Beethoven.

Il tema del Fregio è una interpretazione della Nona Sinfonia di Beethoven.







Parete B



Klimt dipinge direttamente sulla parete

senza preoccuparsi di cercare materiali capaci di durare nel tempo

penando che l'opera sarebbe stata eliminata alla fine della manifestazione.


Per fortuna nonostante ciò si è potuto conservar bene l'opera.


Klimt è un amante dei simboli e qui vuol narrare la lotta tra bene e male...





Parete C







E la musica?
Bè non può esser in questo caso che la
9° sinfonia
che possiamo ascoltare in questo bel video
che associa anch'esso i 2 grandi artisti...


 


clicca per vedere l'immagine a dimensioni normali





BUONA VISIONE E BUON ASCOLTO DA TONY KOSPAN












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AMARE UNA PERSONA E' - O. FALWORTH - GRANDE POESIA D'AMORE





La poesia d'amore è davvero un immenso universo...
Per questo possiamo (e forse dobbiamo),
per poterne godere le grandi emozioni che ci dà...,
suddividerla secondo vari filoni... che vedono l'amore
come magia... mistero... nascita... desiderio... trionfo...
emozione... riflessione... addio... dolore... ricordo... etc etc...
Questa, che a mio parere è davvero sublime,
vuol indicarci qual'è il modo migliore d'amare...
e cioè ci consiglia di farlo in assoluta libertà...
ma nel contempo con massimo rispetto...
e pari dignità...
Lawrence Alma-Tadema





LE GRANDI POESIE D'AMORE...
AMARE UNA PERSONA E' (O. FALWORTH)
a cura di Tony Kospan




Chagall
So bene che l'idea di fondo di questa poesia
è più un obbiettivo... un traguardo...
e forse perfino solo un'utopia...
piuttosto che una facile realtà.


Ma anche se ci avviciniamo solo un pò
a viver l’amore secondo questi concetti… questi principi....
allora possiamo viverlo davvero in modo sublime... e felice...

Ma veniamo alla poesia...
 
 
AMARE UNA PERSONA

Omar Falworth
Amare una persona
è.........
Averla senza possederla.
Dare il meglio di sé
senza pensare di ricevere.
Voler stare spesso con lei,
ma senza essere mossi dal bisogno
di alleviare la propria solitudine.
Temere di perderla,
ma senza essere gelosi.
Aver bisogno di lei,
ma senza dipendere.
Aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine.
Essere legati a lei,
pur essendo liberi.
Essere un tutt’uno con lei,
pur essendo se stessi.
Ma per riuscire in tutto ciò,
la cosa più importante da fare è...
accettarla così com'è,
senza pretendere che sia come si vorrebbe.
 
 

Rileggiamola ora, se ci va, ascoltando
I HAVE A DREAM
degli Abba
Cosa ne pensate?
Ciao da Tony Kospan






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